Comunità Educante: Don Ciotti racconta la centralità della relazione

LA COMUNITÀ EDUCANTE IN AZIONE A FABRIANO: DON LUIGI CIOTTI RACCONTA LA CENTRALITA’ DELLA RELAZIONE. OLTRE 8MILA ACCESSI NEI CAG PER SCARDINARE L’ISOLAMENTO E PROMUOVERE L’AGIO GIOVANILE

Grande partecipazione al Palazzo del Podestà per il bilancio e il rilancio delle politiche giovanili del territorio. Don Ciotti: «I giovani non sono un problema da correggere. La vera relazione educativa non impone un “re” dall’alto, ma è un’azione che unisce le nostre fragilità per il bene comune».

Non una passerella istituzionale, ma un autentico “giro di boa” che salda un percorso sociopedagogico strutturato, formativo e permanente sul territorio dell’Ambito Territoriale Sociale 10. Ieri pomeriggio, 10 Giugno 2026, la Sala Consiliare del Palazzo del Podestà di Fabriano ha ospitato l’incontro pubblico “La comunità educante in azione: risposte condivise alle sfide educative contemporanee”, che ha visto la partecipazione straordinaria di Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, e di Angela La Gioia, presidente dell’Università della Strada del Gruppo Abele.

L’evento ha rappresentato il momento di restituzione e rilancio del lavoro costruito in questi mesi da istituzioni, scuole, associazioni, famiglie ed educatori, consolidatosi dopo la firma del Patto Educativo Territoriale di Comunità.

DON LUIGI CIOTTI: «DAI COMPORTAMENTI ALLE EMOZIONI» Il suggello carismatico del pomeriggio è arrivato dalle parole di Don Luigi Ciotti, che ha scosso la platea rifiutando ogni personalismo: «Oggi qui non è venuto don Ciotti. Io rappresento un “Noi”, non un “Io”. Diffidate sempre dei navigatori solitari e di chi dice di sapere e avere capito tutto. Solo se uniamo le nostre fragilità le trasformiamo in una forza etica, sociale e culturale profonda, orientata al servizio per il bene comune».

Sulla natura profonda del rapporto educativo, il fondatore di Libera ha regalato una riflessione straordinaria: «L’educatore deve saper stare in una relazione profonda. Se all’interno della parola relazione andiamo a togliere il “re” – inteso come qualcuno che comanda, decide o si impone dall’alto – quello che ci rimane è la pura azione. 

Un’azione che ci unisce e ci arricchisce a vicenda, da una parte e dall’altra. Oggi più che mai gli adolescenti cercano adulti significativi, capaci di offrire ascolto autentico e di restare stabilmente in relazione con loro. Il fenomeno del ritiro sociale e l’uso smodato degli smartphone non nascono da internet. 

Internet è stato l’effetto, spesso l’unica ancora di salvezza, per ragazzi che scappano da una realtà che non sopportavano più: una scuola basata sulla prestazione invece dell’apprendimento, una società incentrata sulla visibilità e sul successo che li fa sentire invisibili. Si inventano una vita online a compensazione di quella reale che li ha privati di legami affettivi solidi. 

Tocchiamo con mano l’agonia spirituale, morale, politica di un’epoca malata di individualismo,  seme dell’indifferenza e della rassegnazione

E proprio l’indifferenza è il male più grave con cui oggi possiamo confrontarci: un ostacolo al cambiamento, che anestetizza le coscienze. 

L’apprendimento più urgente di cui abbiamo bisogno non è quello dei comportamenti o delle regole formali, ma l’apprendimento ad amare e alle emozioni: dobbiamo unire le nostre fragilità,  le comunità nascono perché ci si mette insieme, insieme per camminare.».

ANGELA LA GIOIA E I DATI DEI CAG: CUCIRE LE RISPOSTE SUL TERRITORIO 

A fare da legante metodologico tra la visione etica e l’azione sul campo è stata Angela La Gioia, che ha ripercorso le tappe del “filo verde” della Comunità Educante iniziato nel 2024: «Questo è un percorso che unisce formazione e consulenza di processo, nato per ascoltare i giovani e ribaltare la prospettiva: guardare alle potenzialità dei ragazzi (promozione del benessere), anziché rintracciarne solo i fattori di rischio (prevenzione del malessere). Con la stipula a fine 2025 del Patto di Comunità, il documento sottoscritto dai Comuni, dall’Ambito 10 e dalle associazioni ed enti educativi del territorio, tutti gli attori della rete — scuole, famiglie, istituzioni, associazionismo — si impegnano in diritti e doveri, primo fra tutti essere adulti coerenti, presenti e di supporto. Dobbiamo chiedere ai ragazzi se il vestito che cuciamo per loro calza bene, ascoltando la loro viva voce».

La concretezza di questa “sartoria sociale” è stata dimostrata dai dati presentati dal coordinatore dei Centri di Aggregazione Giovanile (CAG), Mattia Genovese, della cooperativa Mosaico.

Da novembre 2024 a marzo 2026 gli accessi complessivi mensili al CAG di Fabriano sono passati da 122 a ben 843, registrando una crescita di quasi sette volte, per un totale di 8.323 accessi e 867 persone differenti intercettate. Il centro è ormai un riferimento strutturale, frequentatissimo anche nel fine settimana (media di 25,2 presenze giornaliere). 

Dati a cui vanno sommati quelli relativi alle attività svolte dall’associazionismo sempre presso il CAG: Lokendil, Fabriano Pro Musica, Fabriano Photo Club mobilitano ogni settimana decine di ragazze e ragazzi, per attività ludiche, musicali e artistiche.

Anche a Cerreto d’Esi, il CAG si è imposto come un presidio educativo di comunità essenziale per i preadolescenti under 13. Cruciale il ruolo dell’educativa di strada, che ha portato gli educatori a uscire dalle strutture per abitare i luoghi informali dei ragazzi (parcheggi, giardini) a Fabriano, Cerreto d’Esi e Serra San Quirico, intercettando solitudini e bisogni altrimenti invisibili.

«Se l’educativa di strada va incontro ai ragazzi fuori dai circuiti formali, il CAG è una struttura stabile dove l’educatore “sta con il ragazzo” e risuona con lui», ha spiegato Genovese. Una visione confermata da Andrea, giovane utente del servizio: «Il CAG per me è stato un punto di svolta, un’enorme opportunità per tutti noi ragazzi di Fabriano che vogliamo fare musica o attività ludiche. È soprattutto un posto sicuro e di buona contaminazione».

 

 

IL RILANCIO DELLE ISTITUZIONI: UN IMPEGNO SINERGICO E STRUTTURALE 

L’incontro ha visto il rilancio delle istituzioni, determinate a fare della Comunità Educante un sistema permanente per rispondere alle sfide sociali crescenti.

«L’impatto sul benessere dei ragazzi è dirompente quando istituzioni, terzo settore, scuole e famiglie si alleano per costruire un sistema di protezione e crescita collettiva», ha aggiunto Lamberto Pellegrini, Coordinatore dell’ATS 10.

L’Assessore alla Comunità del Comune di Fabriano, Maurizio Serafini, ha chiuso il cerchio tracciando le prospettive future: «Costruire una comunità significa dotarsi di strumenti stabili. Questo pomeriggio con don Ciotti ci ha dato i migliori stimoli per il bene comune, che è il centro di tutto. Non facciamo interventi spot, ma una tappa di un percorso permanente che include progetti trasversali come Benessere Junior nelle scuole superiori, il progetto INS per lo sport inclusivo e il progetto EPIC nelle frazioni. L’impegno civico sul territorio è il miglior strumento per la crescita dei nostri ragazzi».

Il Sindaco di Cerreto d’Esi, David Grillini, parlando in rappresentanza delle comunità locali, ha evidenziato l’ampiezza dell’emergenza: «Il disagio sociale attraversa diverse fasce d’età ed è in netta crescita, cosa che ci preoccupa parecchio come istituzioni. Come Comuni non riusciamo a intercettare da soli tutte le necessità evidenti: per questo l’intersezione sinergica con il terzo settore, attraverso l’infrastruttura della Comunità Educante, è assolutamente fondamentale. Figure di profonda esperienza come don Ciotti ci danno le giuste riflessioni e indicazioni per collaborare».

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